Raissa e Puccini

Raissa e Puccini

Riportiamo in versione integrale l’intervista del giornalista Fausto Pettinelli fatta a Raissa Gorbaciov in dic. 1990 a Mosca.

Raissa e Puccini (di F.Pettinelli)

da Mosca – dic. 1990

“Lei è un giornalista italiano… e dove è nato?”

“Pontedera, Toscana, provincia di Pisa”.

“Allora conosce Torre di Lago” ? (sic)

“Sì, da giovane andavo a caccia sul lago di Massaciuccoli!” “Questo non è interessante. Da lei voglio sapere se ama Puccini”. Iniziò così, casualmente, un’estemporanea intervista a Raissa, la first lady sovietica, la moglie del Presidente Mickail Gorbaciov, dalla quale mai avrei immaginato una domanda del genere. Nel foyer del Bolscioi, in un galleggiare inebriante di profumi di gran dame della ‘haute’ moscovita e mentre Ammiragli e Generali dell’Armata Rossa in grande uniforme sbattevano i tacchi fra inchini e baciamano, si dipanò il rituale delle presentazioni di alcuni giornalisti alle più alte autorità entusiaste per il concerto lirico offerto dal capo del governo italiano in occasione di una visita di Stato, un concerto che può contestualizzarsi negli albori della ‘perestroyka’.

Si capiva che Raissa, autentica signora di gran classe, intendeva mettere a proprio agio quei privilegiati i quali al cospetto di personalità tanto importanti dovevano contenere una forte emozione e dimostrare di saper essere perfetti gentiluomini come fossero appena usciti da un’accademia militare.

Perché bisogna dire che, malgrado la rivoluzione e settantanni di comunismo, sia quello leninista che stalinista e poi pian piano edulcorato e sfumato in una sorta di rigida socialdemocrazia, il popolo russo, forse inconsapevolmente, è rimasto segnato da un forte retaggio imperiale zarista, quando appartenere alla nobiltà o alla casta militare significava il potere quasi assoluto.

Ecco perché non deve stupire l’esigenza del rispetto di un esaltante protocollo da ‘belle èpoque’ che aveva richiamato la folla festosa e curiosa assiepata oltre le transenne davanti agli ingressi del teatro, in ore e ore di paziente attesa per veder sfilare il corteo delle enormi limousine nere con gli chaffeur in livrea che accompagnavano l’èlite di una società che ormai aveva già rotto il cordone ombelicale con la bandiera rossa sovrastata dalla falce e martello.

Laureata in sociologia col massimo dei voti, docente universitaria, poliglotta, studiosa di storia dell’arte e musicologa raffinata, Raissa dichiarò subito di essere ‘innamorata’ di Giacomo Puccini, della sua musica moderna, disse proprio così, ed elogiò Mirella Freni, la soprano che poco prima s’era esibita nella struggente aria ‘tu che di gel sei cinta’, della Turandot.

E a questo punto volle sottolineare la sincerità delle sue lodi, nient’affatto di circostanza, non dettate da una ‘captatio benevolentiae’ da parte della stampa italiana.

Dimostrò di conoscere benissimo Puccini non solo come sommo musicista, ma anche l’uomo Puccini, il suo temperamento, le sue debolezze, le donne, gli amori e anche i dolori e le delusioni. E mentre cercava le parole adatte, parlando in francese, gli occhi le brillavano di commozione.

“Signora, com’è nato il suo amore per Giacomo Puccini?” “Le rispondo così: dico che la sua musica è essenzialmente un inno alla donna, all’amore e tutte le sue creature sono eroine che soccombono per amore”.

“Ma anche il melodramma russo celebra …..”

“No -interruppe- il melodramma russo ottocentesco è ancora impostato su cardini dell’epopea, è una formidabile musica che stimola gli animi più alla guerra, meno all’amore. E’ bellissimo, ma manca la tenerezza, la delicatezza di quegli intimismi pucciniani che sono la base del vostro umanesimo”.

A questo punto le luci cominciarono ad attenuarsi.

Dovevo ritornare nel palco della stampa, proprio a lato di quello ‘reale’ dove c’era un via vai di inservienti per sistemare poltrone e tavolini.

Ma prima dei saluti Raissa, come assorta in una controllata angoscia, disse: … “Oggi Puccini forse lo avrebbero salvato, ma ottant’anni fa Ledoux aveva soltanto il radio….”

Il prof. Louis Ledoux fu il celeberrimo chirurgo che il 24 novembre 1924, inutilmente, operò Puccini in una clinica di Bruxelles. Raissa Gorbaciova è morta il 20 settembre 1999 a 67 anni. E’ sepolta nel cimitero monumentale di Novorokjid di Mosca.